LUOGHI DA VISITARE

LA MADONNA DELLA MONTAGNA-SAN LUCA-RC

Il Santuario dedicato alla Madonna "Madre del Divin Pastore" comunemente detta "Madonna della Montagna" di Polsi, è situata nel comune di San Luca (R.C.) a 864 metri di altezza, in una vallata profonda e solitaria del parco nazionale d’Aspromonte, ed è uno dei siti religiosi più impressionanti e antico segnalato in Europa.
Il sito in cui è posto è fondamentale per ogni santuario, generalmente infatti, i santuari d’Italia sono ubicati in alture dominanti il mare, o affacciate su estese pianure; a Polsi invece regnano sovrane la solitudine e il silenzio dell’eremitaggio, tutto in torno è chiuso da boschi e montagne senza appartenenza.
La festa di Polsi ha origini molto antiche ed ancora oggi è molto sentita, non solo dai fedeli Natilesi, ma da tutta la Calabria e le regioni limitrofe.
Si narra che originariamente questo antico luogo di culto mariano, fu romitorio di alcuni monaci fuggiti dalla vicina Sicilia durante la conquista araba nel IX° secolo.
Il sito venne poi abbandonato probabilmente a causa dell’estremo disagio e del rigore invernale.
La leggenda vuole che nel 1144 (anno a cui risale il culto polsino) un pastore si spinga fin lassù, alla ricerca di un giovincello che si era perduto col bestiame: lo trovò inginocchiato davanti ad una strana Croce di ferro, dissotterrata miracolosamente da un bovino e tutt’oggi conservata nel Santuario.
In quel medesimo istante, al pastore che sosta in preghiera apparve la Vergine Madre che gli indicò il punto dove si sarebbe dovuta costruire una Chiesa.
Fu così che a opera dei Monaci Basiliani (devoti a San Basilio) iniziò la costruzione del Santuario, con annesso Cenobio, e sempre gli stessi si occuparono a coltivare e a propagare la devozione alla Santa Croce ed alla "Madonna della Montagna" di Polsi.
Nella seconda metà del XV° secolo si estinse il rito greco in Calabria e i Basiliani residenti a Polsi si ritirano a Grottaferrata.
Il sacro luogo passò quindi sotto il governo di Abati commendatari, dimoranti lontano da Polsi ed interessati soltanto alle ricche prebende e rendite.
Il convento subì un lento e graduale declino fino al XVII° secolo.
Durante la prima metà di questo secolo il Vescovo di Gerace Idelfonso del Tufo, iniziò quindi un'ispirata opera di rinascita culturale e religiosa del Santuario di Polsi.
Programmò ed eseguì una serie di lavori e ricostruzioni, ripristinò il bel campanile bizantino e le case intorno al convento, ingrandì la chiesa e la impreziosì con numerose decorazioni, si impegnò inoltre, a ravvivare nel popolo della diocesi il culto e la fede verso la Madonna della Montagna.
Il Santuario ritrovò così lo splendore spirituale delle origini e divenne il più famoso della Calabria.
Un tempo a Natile (come nella maggior parte dei paesini limitrofi al Sacro luogo) esisteva il procuratore che per incarico del superiore del Santuario di Polsi contribuiva al mantenimento dello stesso e a tenere alta la devozione della Madonna, attraverso l’organizzazione di comitive e carovane da guidare al Santuario, e la raccolta di offerte, e doni in natura, come pane, olio, vino, legumi, cereali e frutta.
Verso la fine del XVIII° secolo però, la Cassa Sacra istituita per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni colpite dal terribile terremoto del 1783, oltre alle derrate alimentari e al bestiame, fece requisire al Santuario tutti gli arredi preziosi.
Tuttavia la chiesa di Polsi conserva ancora diversi pezzi pregiati, come la piccola Croce di ferro (la cui festività ricorre al 15 Settembre), il reperto più misterioso scavato dal torello e rinvenuto dal pastore vagante per i monti, alla ricerca del bovino smarrito; le notevoli porte bronzee della chiesa, istoriate con episodi biblici e scene che ricordano i miracoli attribuiti alla Madonna; e la pregevole Via Crucis, con stazioni in bassorilievi bronzei, il cui itinerario si snoda per più di un chilometro, su un’erta boscosa, tra castagni e querce centenarie.
Ovviamente all’interno del santuario è possibile venerare il monumentale simulacro della "Madonna con Bambino", risalente al XVI° secolo, scolpito a tutto tondo da maestranze siciliane; ed una seconda statua della Madonna, in legno, risalente al 1751, donata a Polsi dal principe di Scilla Antonio Ruffo.
La prima incoronazione della Vergine è avvenuta nel 1881: cerimonia che si è ripetuta nel Cinquantenario del 1931 e, con ancora maggiore solennità, il 2 Settembre 1981, nel Centenario della prima incoronazione.
Successivamente il Vescovo e la diocesi decisero di dimezzare il periodo che separava i suddetti rituali, si passò quindi da cinquanta a venticinque anni, e la quarta incoronazione della Madonna si celebrò nel 2006.
La Madonna della montagna di Polsi si festeggia per tre giorni all’inizio di Settembre, ed è probabilmente la manifestazione più suggestiva e animata della Calabria. Negli anni settanta la trasformazione delle vie mulattiere in piste rotabili ha determinato una svolta storica, dando vita a una nuova maniera di fare pellegrinaggio.
Si organizzano carovane a partire dagli ultimi giorni di agosto e si parte in tutte le ore per raggiungere il santuario, che diventa così la meta di un interrotto pellegrinaggio effettuato con i più svariati mezzi di trasporto: camion, campagnole, motorini, vespe, ma spesso anche a piedi e addirittura scalzi (per voto o per antiche usanze), trasportando su queste montagne doni di ogni genere per la madonna, e simboli di cera raffiguranti parti del corpo da guarire o già guarite.
Molti devoti intolleranti del notevole caldo delle ore diurne scelgono di viaggiare di notte, perciò si notano numerose torce illuminare il tragitto, che da lontano assume le sembianze di un presepe.
La valle viene invasa da pellegrini, pregando, urlando invocazioni, pianti di sofferenza e di commozioni, molte volte in ginocchio con le braccia aperte, o pestandosi il petto, in atteggiamenti implorativi, fino ai piedi della Madonna.
Da Natile il Santuario dista circa 20 Km, si raggiunge attraversando ruscelli e i suggestivi boschi di montalto con panorami ad dir poco mozzafiato.
Lungo il percorso si incontrano diverse sorgenti, dove ci si sofferma per consumare un pasto veloce: “u pani chi pipi”, ed è facile imbattersi con altri gruppi di pellegrini con i quali ci si scambiano cordiali saluti e notizie tra conoscenti.
Talvolta lungo il cammino, momenti di stanchezza interrompono le cantilene delle donne simili a piagnistei, tutte canzoni rigorosamente di orazione alla Madonna, in quei momenti con rispetto ed educazione ecclesiale tutti in silenzio ad ascoltare altri che raccontano eventi straordinari e storie in cui erano spesso evidenti fermenti primitivi come l’ignoranza miscelata alla superstizione.
Giunti al Santuario, alla stanchezza subentra il dolore, ma non viene meno la soddisfazione per essere riusciti a mantenere il voto.
La caratteristica del pellegrinaggio Polsino è di trascorrere l’ultima notte sdraiati a dormire per terra nel Santuario, alla ricerca di un sogno come mezzo di intercessione con la Madonna, soprattutto in momenti di dolore, di smarrimento, di decisioni importanti, o per ottenere una corretta interpretazione di fatti accaduti.
Altra caratteristica dell’usanza della festa di Polsi sono i cerchi delle tarantelle dove maestri di ballo dirigono con severa esperienza i giovani che saltano come grilli, mentre gli anziani alzano i lembi delle giacche facendo inchini e incrociando le gambe, e le donne scivolano come sapone a braccetto; nel gioco del ballo, uomini dalle pance immense si trasformano in libellule mentre le dita dei musicisti di tamburello e organetto sembrano non stancare mai e continuano a suonare ininterrottamente.
Su tutto domina l’impressionante rito sacrificale di centinaia di capre che vengono sgozzate e scuoiate lungo le sponde del fiume, cucinate in grandi calderoni su fuochi a legna oppure arrostiti sulla brace ed insaporiti con aromi locali.
La festa di Polsi non è solo punto di incontro per la manifestazione, ma rappresenta anche un importante ritrovo per i numerosi pastori della zona, che sfruttano l’occasione per organizzare le varie transumanze autunnali.
I pellegrini si preparano al rientro, rinnovando la richiesta di grazia e di perdono, motivo che li aveva spinti ad intraprendere questo pellegrinaggio.
Tanti portano con se delle immaginette della Madonna e ricordini vari per parenti o amici, altri addobbano il proprio mezzo con nastrini, rametti di castagno, e felci tra i paraurti, riponendo in alto sul parabrezza, ben evidente, un’immagine della Madonna, prova di una missione portata a buon fine!