CALABRIA ULTERIORE

CALABRIA ULTERIORE

La Calabria ulteriore era un distretto, poi provincia, del Regno di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie. Corrispondeva all'incirca alle attuali province calabresi di Catanzaro, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Le città principali erano Catanzaro, posta nell'area centro-settentrionale, rivestì il ruolo capoluogo per oltre 200 anni e Reggio Calabria situata all'estremità meridionale.

In età medievale, all'interno dell'impero romano il territorio calabrese era diviso in due province chiamate Calabria ulteriore (o Calabria ultra, Calabria greca) e Calabria citeriore (o Calabria citra, latina), con capoluogo Cosenza.

La Calabria ulteriore corrispondeva all'area più meridionale: il confine con la Calabria citeriore veniva identificato a oriente dal fiume Neto e ad occidente dalla pianura di Decollatura. La distinzione venne mantenuta nel Regno di Napoli, e poi Regno delle Due Sicilie.

Con la legge del Regno delle Due Sicilie 10 maggio 1816 (in vigore dal 10 gennaio 1817) il territorio della Calabria Ulteriore - allora composta dai distretti di Monteleone (oggi Vibo Valentia), Catanzaro, Gerace e Reggio - venne diviso in due province:

la Calabria Ulteriore Prima (o Calabria Reggina), con capitale Reggio, divisa nei distretti di Reggio, Gerace e Palmi la Calabria Ulteriore Seconda (o Calabria Brezia), con capitale Catanzaro e per un periodo Monteleone, divisa nei distretti di Catanzaro, Monteleone, Nicastro (oggi nel comune di Lamezia Terme) e Cotrone (oggi Crotone).
La Calabria Ulteriore I aveva per capoluogo Reggio e corrispondeva all'attuale Provincia di Reggio Calabria, la Calabria Ulteriore II aveva invece per capoluogo Catanzaro e corrispondeva alle attuali province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.

Lingua

Nel dialetto calabrese della Calabria Ulteriore è quasi sconosciuto l'uso del passato prossimo, sostituito dall'equivalente del perfetto latino. Inoltre dopo i verbi modali viene escluso l'infinito.

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« vògghiu mángiari. » (IT)
« voglio mangiare (letteralmente "voglio mangiare"). »

Secondo Gerhard Rohlfs questi due fenomeni si rivelano come manifesti riflessi di una lunga bilinguità greco-latina.