LA MUSICA POPOLARE CALABRESE

La musica popolare è un genere musicale che affonda le proprie radici nelle tradizioni di una determinata etnia, popolazione, ambito geografico o culturale.
Anche in Calabria, stiamo assistendo negli ultimi anni ad un fenomeno di notevole importanza sociale e culturale: la riscoperta della musica popolare.
La musica e i suoi strumenti tradizionali: organetto, tamburello e zampognaaccompagnavano tutte le fasi della vita: matrimoni, battesimi, nascite e tutte le feste private erano inoltre rallegrate dal suono tradizionale costituendo una continua occasione di socializzazione e di divertimento.
  In Calabria, la suonata più popolare è la Tarantella calabrese (o tirantella, anticamente anche u sonu). La tarantella è una serie di varianti della celebre danza del Meridione d'Italia diffuse nella penisola calabrese, con tratti che la rendono distinguibile dalle altre, specie nel ritmo.

Il ballo della tarantella si fa in coppia uomo-donna, uomo-uomo e più raro donna-donna, attorno ad un cerchio di persone definito "rota". I suonatori sono posizionati all'esterno della rota. In alcune zone della Calabria, come alcuni paesi del vibonese, la danza era riservata agli uomini fino ad alcuni decenni fa.

E' difficile risalire alle origini della tarantella calabrese, ma ci sono varie ipotesi tra cui quella che vede la musica calabrese come danza di guerra. Sicuramente le origini vanno cercate nella cultura e nelle tradizioni del nostro popolo.
Il Folk Calabrese dunque, non è soltanto un genere musicale, ma anche cultura!


STRUMENTI MUSICALI TIPICI
Il tamburello 
Il tamburello è uno strumento musicale a cornice, costituito da una parte in legno di faggio e da una cornice su cui si applica la pelle di capra o di capretto. Questa viene fissata da chiodi di legno o con una fascia, sempre di legno. Inoltre il tamburello è composto da una parte metallica inserita nella cornice, i cimbali, originariamente ricavati da latta di sarde.
Le tecniche
Le dimensioni del tamburello variano da un minimo di 25 cm ad un massimo di 70 cm di diametro. Anche il numero di cimbali varia a seconda della gravità del suono che si vuole produrre. Infatti la componente grave del suono prodotto è costituita dalla percussione della pelle di capretto o di capra, mentre quella più acuta dipende dai cimbali metallici.
Le origini
Le origini del tamburello si perdono nella notte dei tempi, basta comunque sapere che in tante iconografie e graffiti rupestri questo strumento musicale viene già raffigurato nella sua forma classica, quindi potrebbe risalire all'era preistorica. Nel Salento sono stati ritrovati graffiti rupestri nelle grotte di Porto Badisco (una località vicino Otranto) che risalgono a circa 6.000 anni fa e la cultura contadina di queste zone si è appropriata di questo strumento, facendolo diventare nei secoli il simbolo della musica e della danza popolare salentina.











L' organetto, o fisarmonica diatonica

Fu inventato nel 1829 ma si diffuse come strumento della musica tradizionale solo alla fine del secolo scorso.
La sua presenza permise ai repertori più arcaici della musica popolare di sopravvivere, in quanto sostituì con successo le cornamuse, che fino a poco tempo prima erano le principesse delle feste paesane e della danza tradizionale. Creatosi un suo stile e modellatosi sulle nuove esigenze contemplate nella musica folk, l’organetto si è diffuso prima in tutta Europa, poi a livello planetario assumendo delle caratteristiche organologiche e tecniche differenti a seconda del repertorio che faceva proprio.
Alla fine del secolo scorso l’organetto diventò il padrone delle sale da ballo cittadine dove stavano imperando nuove danze fino allora sconosciute: il cosiddetto “Liscio”. La sua storia cittadina, però, fu molto breve – una decina d’anni – in quanto le fabbriche italiane e tedesche avevano inventato dapprima la Fisarmonica Semitonata (una sorta di ibrido tra organetto e fisarmonica) e successivamente – negli anni trenta circa – la moderna Fisarmonica Cromatica. Il destino del nostro strumento fu, quindi, quello di ritornare nelle campagne e specializzarsi sui repertori d’origine antica. La sua presenza fece sì che anche nella società rurale si diffondessero i nuovi balli in voga nelle città.
L’organetto è una fisarmonica (aereofono ad ancia libera) composta da due casse di legno collegate tra loro da un mantice di cartone. All’interno delle due casse sono inseriti dei “castelli” di legno che sostengono le ance, ovvero delle piastre di ferro con una linguetta mobile che, al contatto con l’aria vibra producendo il suono. I tasti dell’ organetto aprono delle valvole che, contemporaneamente al movimento del mantice,  lasciano passare l’aria e azionano le ance. Sulla parte destra dello strumento i tasti, generalmente, producono una nota singola (tastiera del canto), mentre sulla parte sinistra azionano il suono contemporaneo di più ance, dando vita, così, alla parte armonico-ritmica (tastiera dei bassi).


La zampogna 

E' diffusissima in Calabria, pur essendo presente in tutta la musica popolare europea, e la incontriamo durante le feste paesane, i pellegrinaggi, le manifestazioni folkloristiche e in tante occasioni religiose e profane. E' uno strumento che ci è tanto caro in quanto ci riporta nell'atmosfera festosa del Natale e alle sue belle melodie. Il suono dolce della zampogna è dato dalle canne che essa presenta e da una sacca di pelle (otre) che serve come deposito di aria. In Calabria le zampogne sono a quattro o a cinque canne; l'otre è ricavata dalla pelle di pecora o capra e la sua dimensione è proporzionale a quella delle canne. Se ne trovano in Calabria di quattro tipi: surdulina, a chiave, a paro, moderna. 

La zampogna suona insieme all'organetto, alla chitarra battente, al tamburello, al doppio flauto, ma vieneimpiegata anche per accompagnare il canto. E a tal proposito, c'è da dire che l'esecuzione del canto, nell'emissione vocale dell'interprete, in questo caso specifico, è un fatto assai degno di nota: il cantante imita con la propria voce lo strumento, tenendo le note lunghe ad ogni finale di strofa ed avvicinandosi il più possibile all'intonazione della zampogna. Il suo repertorio è rappresentato da pastorali e tarantelle.


Per quanto riguarda la tecnica di esecuzione, c'è da dire che la zampogna, affinché possa essere ben suonata, richiede un notevole sforzo fisico. Il sacco viene riempito d'aria con la bocca e sostenuto col braccio dell'esecutore. Dato che le ance sono poste in vibrazione dall'aria che fuoriesce dall'otre, il suonatore ha la possibilità di respirare senza interrompere la continuità del suono. Nell'otre sono inserite sia le canne della melodia che quelle di bordone per cui è possibile ricavarne le note attraverso l'apertuta e la chiusura dei fori posti su di esse.

La lira 

è ricavata da un unico pezzo di legno scavato su cui viene incollata la tavola armonica, fornita di due fori di risonanza di solito circolari o semi-circolari a cavallo dei quali, poggiato sulla striscia di legno che li separa, è posto in genere il ponticello, che comunica con il fondo dello strumento grazie ad un’anima mobile di canna. La lira, priva di tastiera, monta tre corde fissate a una cordiera di cuoio collocata sulla fascia inferiore e tirate da tre piroli alloggiati nella parte posteriore della paletta. Anticamente erano di budello animale o si ricavavano dalle fibre dell’agave, i pochissimi musicisti popolari ancora attivi tendono oggi ad utilizzare corde di nylon. I suonatori impugnano la lira e tastano le corde con la mano sinistra (quasi tutti ottengono la tastatura lateralmente con le unghie, faceva eccezione Peppe Fragomeni di Siderno, scomparso nel 1997, che si serviva dei polpastrelli), la destra impugna l’arco che sfrega sempre due corde alla volta ( la corda centrale funge da bordone, si possono dunque suonare insieme di volta in volta la prima con la seconda e la seconda con la terza). Lo strumento si tiene in posizione verticale; c’è chi lo suona stando seduto e appoggiandolo sulle due gambe chiuse, come fa Ciccio Staltari della contrada Chiusa vicino Gerace, e chi, come il suonatore-costruttore Fragomeni, lo poggia su un ginocchio riuscendo a suonare anche in piedi. La lira, grazie alla circolazione culturale favorita nei secoli X° e XI° dagli Arabi e dai Bizantini, appartiene a un tipo strumentale che occupa un posto di rilievo in alcune tradizioni musicali del bacino del Mediterraneo e nella nostra regione, come è accaduto per la chitarra battente, è stata calabresizzata: la diteggiatura infatti si attiene a una scala riconducibile a quella della zampogna a paru e anche il repertorio ripropone le forme strumentali e vocali/strumentali tipiche degli altri strumenti ( l’accompagnamento al canto, la musica per il ballo e le suonate natalizie).

La Chitarra battente


L'origine della chitarra battente è colta e risale al XVI Sec. Diffusissima in Italia e nel resto d'Europa a cavallo tra il XVI e il XVII Sec. è stata adottata, e successivamente modificata, dall'ambiente contadino in modo da assumere caratteristiche e modalità d'uso completamente autonome rispetto al modello barocco. Le tecniche di costruzione, fino a qualche decennio fa, erano abbastanza rudimentali; si utilizzavano legni occasionali, a volte privi di stagionatura. La si poteva acquistare, a poco prezzo, nelle fiere e feste di paese. 
Non esiste una vera e propria documentazione musicale e letteraria su questo strumento. Non vi sono, cioè, composizioni specifiche per chitarra battente, evidentemente perchè utilizzata molto al di fuori degli ambienti di corte dalla gente del popolo, non in grado di mettere su carta i propri componimenti.
La chitarra battente differisce dalla  normale chitarra (detta francese) per la sua forma particolare che ci rimanda al numero 8 allungato.



  
Presenta la cassa bombata con fasce alte a doghe di noce o castagno intercalate da strati sottili di legno chiaro.

  
La tavola armonica (che si inclina dopo il ponticello) ha un foro di risonanza (o buca) coperto in genere da una rosetta cilindrica di carta colorata, che non ha funzione acustica ma ornamentale.
  
La tastiera non supera mai i dodici tasti.

  
I bischeri (o piroli) sono posti posteriormente nella parte terminale del manico.

  
In genere la troviamo a 5 corde metalliche doppie di eguale spessore (pensiamo al mi cantino della chitarra acustica)  ma queste possono presentare diverse “variabili”. Nell'ambito contadino ed agro-pastorale troviamo 4 corde singole, manca, cioè, la terza corda sol ma con accordatura sempre ad intervallo di una quinta. In alcuni casi possiamo trovare una quinta corda che funge da bordone (nota fissa).


Il ponticello è abbastanza basso e mobile e riceve la pressione delle corde tese sopra di esso che lo mantengono fermo.




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